Pietro Pirelli. Suoni di luce.

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Espoarte

Giornale di Brescia

Ph. Idrofanie Eugenio Manghi
Ph. Performance Emanuela Casagrande

TESTO CRITICO:
Epifania sonora

 

Pietro Pirelli esplora gli elementi naturali alla ricerca delle loro voci, svela i linguaggi delle pietre, dellacqua, dei vegetali, gli idiomi che appartengono ad una storia antica in cui suoni e immagini danzano all'unisono.

L'acqua, che sin dalla nostra origine è la nostra culla, ci parla di una vita senza scissione tra individuo e universo, in cui il tempo nuovo scorre sul limo del tempo più antico, portando con sé una storia che si rivela.

La ricerca di Pirelli riflette l'inclinazione più intima e connaturata all'essere umano che cerca il dialogo con la natura, in un sentimento panico che percepisce l'Io non come solista, ma come componente di un'orchestra. Crea brani di musica concreta, interpreta suoni esistenti e dà loro forma, immagine. Nella sua opera persino il silenzio, che non è mai assoluto come John Cage ci insegna, diventa un elemento visivo oltre che uditivo.

L'idrofono, o lampada sensibile, è uno strumento da lui ideato, affinché l'acqua, il suono e la luce scrivano una partitura, un'improvvisazione che non conosce ripetizione. Lacqua, con limpiego di strumenti tecnologici, accoglie onde sonore che la luce rivela e proietta su una superficie, diviene quindi sonora e si riverbera nelle vibrazioni, in un fluire di luce musicale. 

Queste liquide immagini sono congelate negli scatti fotografici di Eugenio Manghi, Idrofanie, frammenti di suoni visivi che evocano forme perfette dell'universo: fiori di luce, cristalli luminosi, fertili semi, meduse diafane,forme uniche in mutazione che scorrono in un moto ondoso.

L'assunto di Leonardo da Vinci: <<Nelli piccoli pelaghi una medesima percussione partorisce molti moti incidenti e refressi. La onda massima è vestita dinnumerabili altre onde, che si movono a diversi aspetti>> esprime appieno il moto che l'acqua compie alla percezione del suono. Nell'idrofono il piccolo pelago è una superficie che tiene sospeso un velo d'acqua quasi immobile, essa- come una pelle di tamburo- passa dal riposo al moto oscillatorio quando una 'percussione' genera molteplici moti, riflessi e voci. Un fascio luminoso attraversa il 'pelago' e l'acqua scolpisce la luce in un divenire di immagini vibranti, capaci di riflettersi assumendo le forme delle superfici, da quelle piane, a quelle concave e convesse. 

Lacqua è un elemento vivo che traduce il suono in vibrazione e il suo movimento è in grado di generare rumori e forme, facendo risuonare e danzare le proprie molecole, ha infatti udito e infinite voci. Lopera di Pirelli è percepita in una contaminazione sensoriale, la voce dell'acqua a cui gli idrofoni danno visione si ascolta con gli occhi e si guarda con le orecchie, tanto che nel corso delle sue performance percepiamo suoni di fronte alla luce, anche in assenza di audio e immaginiamo forme sonore anche in mancanza di luce, avendo trattenuto entrambi gli stimoli sensoriali.

Come osserva lArtista, nellantichità il flusso sonoro generato dallacqua o dal vento veniva ascoltato con attenzione, perché gli Antichi erano consapevoli che in essi è possibile sentire tutto ciò che può essere detto e tutto ciò che può essere cantato. 

Pirelli è un cantore dell'acqua, suona il suo rumore e il suo silenzio, liberando la sua voce immaginifica, capace di generare forme. La suona con percussioni, oscillazioni, danze, con il corpo e con la voce. Dà un'icona alla voce umana, sia che questa pronunci parole, reciti poesie o interpreti un canto, dà immagine al verso degli animali, al fruscio del vento, nonché ad ogni genere di suono e rumore. In qualità di compositore, interagisce inoltre modificando il processo di lettura che l'acqua compie, la tocca come un musicista sfiora le corde, mutandone le onde, il moto, il disegno. L'idrofono è pertanto uno strumento che unisce musica a immagine, forma e colore.

Pirelli non solo disegna e plasma il suono con lidrofono, ma realizza anche altri strumenti e installazioni che si basano su percezioni sinestetiche,  tra cui Arpa di luce che suona le onde elettromagnetiche e lopera Artificiale Naturale, in cui una mano di ghiaccio si scioglie facendo cadere piccole gocce su pietre sonanti e fa affiorare il suono dellacqua fondendolo con quello della pietra. Ha unito inoltre lidrofono ad un fotodendro di sua invenzione, un albero fonosensibile che vibra di luce, e la metamorfosi dell'idrofono è scaturita in un idropiro in cui un fuoco, contraltare dell’acqua, arde. La sua ricerca in qualità di artista ad “ampio spettro” è in continua evoluzione, tanto che collabora sovente con professionisti di altre discipline (artisti visivi, ingegneri, designer, fotografi, videomaker,…), in una visione esistenziale, oltre che artistica, che va oltre ogni settorialità. 

C'è nella sua opera una tensione primordiale, un anelito verso l'armonia originaria, da collocarsi sulla scia della teoria della musica delle sfere". La poesia ammaliatrice della sua musica visiva rispecchia infatti l'incanto del Tutto ed è sottesa nella sua ricerca la fondamentale cura della spiritualità, tanto che anche i siti dove egli esegue performance e installazioni dialogano spesso con lhappening, lavvenimento, come è accaduto in luoghi di culto altamente simbolici: a Haen-sa nel massimo tempio buddista in Corea del Sud, nella Basilica di San Francesco ad Assisi e nella Chiesa degli Eremitani a Palermo. 

L’opera di Pirelli non può essere intesa senza una riflessione sul pensiero di spiritualità e di sacralità. L’idea della sacralità di un luogo è un concetto di fluidità e ritorno che unisce tempi e pensieri lontani a quelli vicini, attuali. I luoghi sono spesso stati pensati come creature vive, come i fiumi e i monti che i Greci personificavano, e se l’idea di luogo è connessa a un nome quella di sacro è sempre stata legata a un dove. Secondo il teologo Rudolf Otto, il sacro coincide con il “totalmente altro”, “altro” che non è per nulla etereo, impalpabile, al contrario si è incarnato, si è fatto terra, pietra, acqua, vegetazione, in altre parole luogo.  Esiste quindi la trascendenza di un luogo, forse non perché connaturata, ma certamente perché esso ha conosciuto un atto di sacralizzazione, tanto che molti siti hanno conosciuto sovrapposizioni di culti.

Luoghi, tensione spirituale e musica si sono spesso incontrati, basti ricordare la magistrale composizione per strumenti e orchestra Des canyons aux étoiles che Olivier Messiaen ha scritto a ricordo della suggestione vissuta dinnanzi ai grandi canyon dellUtah.

Laltrosi manifesta quindi in un luogo a cui si è dato un nome, ma anche nellelemento che si diffonde oltre il luogo circoscritto, come nel caso della luce. In questo senso gli elementi che tratta Pirelli sono sacri, sono luoghi le pietre e i suoni che raccoglie, è un luogo fluido lacqua ed è un luogo senza limiti di tempo e spazio la luce. Tutti invero sono trascendentali. 

Rispetto alla luce il teologo medievale Roberto Grossatesta osservò che è la prima forma corporea, in quanto si diffonde in ogni direzione e può far si che la materia si estenda secondo le tre dimensioni, essa ha inoltre senza dubbio un’essenza più eminente, più nobile di tutte le altre cose corporee. Il paragone del Bene -di cui Dio è sostanza- con il sole -di cui la luce è sostanza- risale nella sua formulazione a Platone, ma la luce concepita come teofania del divino ci riporta invero a culture molto più antiche, attraversa le cattedrali medievali e i templi orientali sino a giungere all’epoca contemporanea, sebbene oggi il tempo per la speculazione filosofica sia sempre più occupato dal pragmatismo. L’esigenza della spiritualità non può essere totalmente sopita, in nessun uomo di ogni dove e tempo. 

La parola idrofania (apparizione d’acqua) ci rivela infatti il concetto di manifestazione che rende visibile e tangibile un fenomeno fisico e protende alla dimensione spirituale.

La musica di Pirelli ci conduce quindi da una percezione sensoriale a una realtà “altra”, le sue composizioni sono in perenne evoluzione, in divenire e lo spettatore è chiamato a partecipare, in una performance che è metafora dell’esistenza stessa. 

Anna Lisa Ghirardi

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